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Agroalimentare: ministro Zaia, subito un marchio etico per le coltivazioni Ogm-free

Direttore 30 gennaio 2010 Commenti disabilitati Trackback URL

Roma, 30 Gen. – Per garantire non solo chi acquista ma anche i produttori contrari ai prodotti geneticamente modificati, il tutto nell’ottica di ottenere la tracciabilita’ e l’etichettatura dei prodotti.

Un marchio etico Ogm-free che garantisca i consumatori e i produttori contrari ai prodotti geneticamente modificati. E’ la proposta lanciata dal ministro dell’Agricoltura, Luca Zaia, a seguito della sentenza del Consiglio di Stato che autorizza le coltivazioni di mais geneticamente modicato. ”Un marchio – dichiara il ministro- che garantirebbe alla stragrande maggioranza dei produttori di continuare a fare agricoltura di qualita’ e certamente piu’ vicina alla conformazione culturale, produttiva e persino commerciale dei nostri territori. E’ pur vero -spiega- che oggi, anche se in misura contenuta, esistono e circolano liberamente semi Ogm. Il problema -aggiunge- e’ contenere il fenomeno, non svilupparlo: e questo per venire incontro alla struttura economica e identitaria che meglio ci rappresenta nel mondo”.

”Chiedo ai fautori della rivoluzione di Frankenstein -afferma ancora Zaia- se i prodotti italiani all’estero sono piu’ conosciuti in virtu’ delle loro differenze, e quindi della biodiversita’ che ne e’ alla base, o dell’omologazione. E chiedo se un processo che in modo irreversibile ci renderebbe uguali a tutti i Paesi che non hanno un’agricoltura di qualita’ davvero sia in grado, anche dal punto di vista economico, di aiutare le imprese agricole. Va ribadito che gli Ogm non sono la risposta ad un mercato dove i nostri cibi si confrontano con quelli venduti a prezzi irrisori perche’ prodotti da Paesi che pagano i loro braccianti due euro al giorno, come avviene in India, o cinque euro al giorno, come accade in Cina”.

La risposta a questi problemi e’ individuata invece da Zaia in “una seria politica che imponga tracciabilita’ ed etichettatura dei prodotti agroalimentari. Infine ricordo che ben il 72% dei consumatori italiani ha dichiarato la propria disponibilita’ a spendere di piu’ per aver garantita la qualita’ di cio’ che mette in tavola. E i cittadini -conclude il ministro- hanno piu’ volte, reiteratamente e cocciutamente, detto di no alla manipolazione dei semi. Cio’ non significa essere contro la modernita’, ma dare dei limiti allo strapotere di alcuni soggetti economici. Se per far questo, un marchio etico dovesse essere utile, marchio etico sara”’.

Fonte Adnkronos

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