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Confagri, l’agricoltura può essere protagonista nella lotta ai cambiamenti climatici

Redazione 30 gennaio 2010 Commenti disabilitati Trackback URL

Roma, 30 Gen. – L’agricoltura e’ l’ambiente. Calato di oltre il 7% dal 1998 al 2007 l’uso di prodotti fitosanitari; nello stesso periodo diminuiti anche gli insetticidi di quasi il 30%. Ma serve una politica mirata che coniughi tutela e sviluppo perche’ ”abbiamo un’agricoltura che puo’ diventare protagonista alla lotta dei cambiamenti climatici”.

E la vendita diretta ”non e’ una soluzione allo sviluppo del paese”. Cosi’ il responsabile dell’area ambiente e qualita’ di Confagricoltura, Donato Rotondo, spiega all’Adnkronos, il rapporto del settore primario con l’ambiente e lo sviluppo sostenibile.

Crescita, tutela ambientale, logiche di mercato e ridistribuzione delle risorse, secondo l’organizzazione degli imprenditori agricoli, devono essere mediate ad ogni costo, anche con l’essenziale apporto di ricerca scientifica, divulgazione ed innovazione tecnologica.

Nel settore ”c’e’ sempre piu’ attenzione alle nuove tecnologie e l’evoluzione dei macchinari agricoli sta facendo enormi passi” sottolinea Rotondo. L’agricoltura italiana ha dunque una serie di opportunita’ da sviluppare, come le energie da fonti rinnovabili e il biologico.


L’agricoltura italiana, infatti, è caratterizzata da ampie aree dedicate alle produzioni biologiche. Un milione di ettari pari a circa il 3% della superficie mondiale destinata al biologico e il 12-13% della Sau biologica dell’Ue, che ne fanno uno dei primissimi produttori mondiali del comparto e il primo in Europa assieme alla Spagna che, seppur di poco, nel 2008 ha superato l’Italia per numero di ettari (1,1 milioni).

E non solo. Si utilizzano sempre meno prodotti fitosanitari (calati di oltre il 7% dal 1998 al 2007; gli insetticidi sono diminuiti di quasi il 30% nello stesso periodo) e tendenzialmente anche meno concimi (meno 1,2% nello stesso periodo). Il tutto confermandosi all’avanguardia per il rispetto della salute dei cittadini: su 8.000 campioni analizzati dal Ministero della Salute nel 2008, il 99,1% è risultato entro i limiti di legge.

Quanto alla vendita diretta Rotondo non ha dubbi: “è solo una risposta locale e non globale”. Va bene dunque solo se considerata a livello territoriale, in quanto “non è una risposta allo sviluppo del paese”. E’ giusto, per Rotondo “rapportarsi con l’ambiente ma i nostri agricoltori lavorano anche per esportare il made in italy nel mondo”. Alcune filosofie, conclude, “non devono essere ideologizzate”.

Fonte Adnkronos

Redazione
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