In Cile la terra continua a tremare. Due nuove forti scosse, il bilancio dei morti supera le 300 vittime
Santiago, 28 Feb. – Due nuove forti scosse a distanza di poche ore, una di magnitudo 5,1 della scala Ritcher nella notte e una in mattinata del grado 6,2, hanno fatto tremare nuovamente il Cile.
Il bilancio è salito a oltre 300 vittime causate dal devastante terremoto, definito uno dei cinque più forti della storia recente, che nella notte tra venerdì e sabato, con una magnitudo 8,8 della scala Richter, ha colpito alle 3.34, ora locale (le 7,34 italiane) il Paese. A confermare l’aggravio del bilancio è stato l’Ufficio responsabile della gestione delle emergenze.
L’epicentro della prima scossa è stato registrato a circa 90 chilometri a nord est di Concepcion e a 110 chilometri a sud est di Talca, ad una profondità di circa 55 chilometri e precisamente a 325 km a Sud Ovest di Santiago. Dopo il terremoto si sono susseguite nell’area 33 scosse di assestamento, una delle quali, di magnitudo 6,4, in Argentina. La popolazione delle grandi città si è riversata nelle strade in preda al panico.
Un edificio di 14 piani situato nella città di Concepcion è crollato, imprigionando sotto le macerie circa 150 persone. Oltre al palazzo, costruito di recente, sono crollati anche diversi edifici pubblici della città cilena, tra cui la sede del governo regionale, situata a due isolati di distanza. Una decina di persone è già stata tratta in salvo.
Il terremoto ha provocato anche il crollo del muro di una prigione di Chillan, a sud della capitale, permettendo a 209 detenuti di scappare dal carcere. Quattro le vittime, non si sa ancora se in conseguenza del crollo della prigione o degli scontri con gli agenti.
La scossa è stata avvertita violenta anche nella capitale cilena Santiago, a oltre 300mila chilometri dall’epicentro, dove gli edifici hanno tremato per decine di secondi ed è saltata la corrente elettrica. Blackout di luce e linee telefoniche sono stati segnalati in molte città, mentre l’aeroporto di Santiago del Cile è stato chiuso per 72 ore a seguito dei gravi danni subiti nella zona del terminal passeggeri.
I quartieri storici della capitale cilena sono stati ridotti ad un cumulo di macerie. Il centro di Santiago è coperto da nuvole di polvere e le strade sono piene di macerie, cadute dalle facciate dei palazzi. Rolando Santos della Cnn ha spiegato che nel terremoto è rimasto danneggiato il ponte che collega la capitale con il sud del paese, rendendo così al momento complicato il lavoro delle squadre di soccorso.
Rimane in vigore l’allarme tsunami in Giappone, dopo che all’alba di questa mattina il Pacific Tsunami Warning Center aveva sollevato quello per le Hawai e le altre zone del Pacifico interessate dalle conseguenze delle scosse di terremoto.
Centinaia di migliaia di persone sono state fatte evacuare dalle loro abitazioni, nel porto di Kuji, nel nord est del Paese, una zona gia’ colpita da onde alte 120 centimetri che non hanno provocato vittime o danni, e lungo le coste settentrionali, dove le onde invece non hanno superato i 90 centimetri di altezza.
Il servizio Meteorologico giapponese mantiene attivo l’allarme per uno tsunami di grandi dimensioni (e’ il primo allarme in 17 anni) con la possibilita’ di onde alte fino a tre metri che, secondo il bollettino diffuso questa mattina, potrebbero colpire tutta la costa del Pacifico. I treni nelle zone interessate, lungo la costa, sono stati sospesi. ”Le seconde e terze ondate possono essere piu’ alte delle prime”, ha ammonito Yasuo Sekita, responsabile della sezione terremoti e tsunami del servizio meteo. Onde anomale provocate dalle scosse in Cile hanno colpito anche la costa russa sul Pacifico, con one di 80 centimetri piu’ alte del livello giudicato normale. Agli abitanti delle isole Kurili, al largo della costa del Pacifico, e’ stato chiesto di lasciare le loro abitazioni.
Il terremoto aveva provocato onde alte diversi metri ed aveva inizialmente scatenato un allarme tsunami. Tre persone sono morte e altre 13 risultano disperse nell’arcipelago di Juan Fernandez, a circa 670 chilometri ad ovest delle coste del Cile, dopo che “un’onda di grandi proporzioni”, secondo le parole della presidente uscente Michelle Bachelet, si era abbatuta sulla costa. E un’onda di due metri si è abbattuta anche sulla città costiera di Talcahuano. Mentre è stata ordinata l’evacuazione parziale dell’Isola di Pasqua.
L’allarme era stato esteso fino all’Alaska e al Canada, alle zone costiere della British Columbia dove si trova Vancouver, la città ospite delle Olimpiadi invernali. Il Centro di allerta tsunami del Pacifico ha incluso nell’allarme – però al livello più basso – anche le coste della California, dello Stato di Washington e dell’Oregon.
Al momento non risultano italiani coinvolti nel sisma: a renderlo noto sono fonti della Farnesina. Il capo dell’Unità di crisi, Fabrizio Romano, precisa però a Sky Tg24 che si tratta di “un dato provvisorio, che richiede verifiche continue”. In tutto il Cile risultano iscritti all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) come residenti nel paese oltre 50mila connazionali, 500 dei quali nella città di Concepcion. Le comunicazioni restano “piuttosto difficoltose – spiega Romano -, e prevedibilmente lo saranno anche nelle prossime ore”, “stiamo cercando di completare il quadro della situazione dei nostri connazionali”, conclude.
Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, nel definire il terremoto “un evento catastrofico”, ha assicurato l’impegno degli Stati Uniti ad aiutare il Paese sudamericano. Poi, parlando dell’allarme tsunami alle Hawaii (lo stato in cui è nato), Obama ha invitato la popolazione a seguire attentamente le istruzioni delle autorità.
Il terremoto della notte scorsa – mille volte più potente di quello che ha colpito Haiti – non è la prima scossa di forza devastante che colpisce il Cile. Il 22 maggio 1960, il paese fu colpito infatti dal terremoto più forte mai registrato, il cui epicentro fu localizzato nella zona della città di Valdivia. La scossa -di magnitudo 9.5 gradi della scala Richter- provocò un’onda di tsunami alta dieci metri che si abbatté sulle coste e devastò interi villaggi del paese. Lo tsunami raggiunse diverse località dell’Oceano Pacifico fino alle Hawaii. I morti furono circa tremila, due milioni i senzatetto.
Fonte Adnkronos/Ign




