Sindaco Bologna: il voto si allontana, in citta’ monta la polemica
Bologna, 5 Feb. – Dopo la decisione di ieri mattina del Consiglio dei Ministri – che ha ritenuto di non varare per ragioni tecnico-giuridiche nessun decreto d’urgenza che avrebbe consentito di accorpare in un election day il voto per il comune di Bologna a quello per le regionali di fine marzo – a Bologna monta la polemica.
Gli opposti schieramenti si accusano reciprocamente di non aver voluto il voto a fine marzo: il centrosinistra, anche se Bersani in un primo momento aveva manifestato dubbi sulla legittimita’ di un decreto ad hoc, aveva finito con il sollecitare un provvedimento del Governo che evitasse alla citta’ un lungo commissariamento. Anche il centrodestra aveva detto si’ al voto in tempi brevi, esprimendosi in tal senso in consiglio comunale; ma oggi sottolinea che questo non e’ stato possibile per le ‘tardive’ dimissioni di Flavio Delbono.
Il segretario nazionale del Pd Bersani ha definito ieri “una vergogna” la mancata decisione del Governo: “Non e’ accettabile vedere lo scaricabarile di un governo che non sa decidere”.
Per il segretario bolognese del Pd Andrea De Maria l’atteggiamento del governo e’ stato “pilatesco” e “irresponsabile”. Per l’ex sindaco e senatore Pd Walter Vitali, pur critico nei confronti del Governo, invece “nelle parole del Ministro Maroni c’e’ una importante apertura al voto in primavera”, apertura che per Vitali si deve ora tradurre in un parere positivo del Governo ad un emendamento al decreto legge sugli enti locali in corso di conversione in parlamento “che mi aguro sia presentato unitariamente dai deputati bolognesi, per consentire ai comuni di andare a votare entro il 15 giugno”.
Per una iniziativa parlamentare che acceleri il voto si e’ espressa anche Silvana Mura dell’Idv.
Il presidente uscente del Consiglio comunale di Bologna, Maurizio Cevenini, uno dei possibili candidati del Pd alla carica di sindaco, sottolinea l’urgenza di andare al voto anche perche’ un commissario “sa perfettamente che non puo’ muoversi in modo straordinario, ma deve rimandare tutta la progettualita’ a un consiglio comunale eletto”.
Sul fronte opposto, Manes Bernardini segretario della Lega Nord di Bologna commenta: “Chi e’ causa del suo mal pianga se stesso”, osservando che l’impedimento all’election day di fine marzo nasce dalle ‘dimissioni tardive’ del sindaco Delbono. Di “tardive dimissioni” di Delbono parla anche il deputato Pdl Giancarlo Mazzuca, candidato sindaco di Bologna per il suo schieramento, per il quale cio’ avra’ come conseguenza la ‘paralisi amministrativa’ della citta’.
In attesa che i partiti – come alcuni hanno annunciato – presentino in Parlamento una proposta che permetta di votare voto quanto prima, senza aspettare la primavera del 2011, c’e’ gia’ chi sta organizzando manifestazioni di piazza. Per domani pomeriggio e’ previsto un presidio di forze di centrosinistra davanti alla Prefettura per protestare contro il Governo.
C’e’ anche chi ha ipotizzato che in questa situazione Delbono possa ritirare le dimissioni, che diventano effettive dopo venti giorni da quando sono state presentate, cioe’ il 17 febbraio, (Maroni ha infatti annunciato la nomina di un commissario per il 18 febbraio). Ma il capogruppo Pd in Comune Sergio Lo Giudice ha smentito questa bizzarra ipotesi.
Intanto la citta’ appare sempre piu’ frastornata dal Cinzia-gate: mentre si moltiplicano gli appelli della comunita’ economica contro ogni immobilismo, tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima sono attesi nuovi interrogatori in Procura. Gli inquirenti in questi giorni hanno lavorato su documenti contabili e tabulati telefonici per la ricerca di riscontri alle dichiarazioni rese da Delbono, da Cinzia Cracchi – entrambi indagati – e da ‘persone informate dei fatti’ come il direttore del Cup 2000 Mauro Moruzzi. Al centro delle indagini, le spese per i viaggi della ex coppia Delbono-Cracchi; la posizione del consulente del Cup Mirko Divani titolare del bancomat dato in uso alla Cracchi per 4 anni; gli appalti di alcuni servizi del Cup affidati allo stesso Divani; le ipotizzate pressioni di Delbono sulla Cracchi alla vigilia dell’interrogatorio di questa in Procura.
Fonte AGI Mir/Ari


