La Fao aiuta gli agricoltori africani a sfondare nel mercato biologico ed equo-solidale
Roma, 10 Mar. – Le proiezioni indicano che nei paesi sviluppati, nei prossimi tre anni, il mercato aumenterà tra il 5 ed il 10 per cento, aprendo nuove opportunità per i piccoli contadini dei paesi poveri.
La crescente popolarita’ e diffusione dei prodotti biologici nei paesi industrializzati puo’ essere un’opportunita’ per l’Africa. Ne e’ convinta la Fao che ha avviato un programma, finanziato dalla Germania, che ha aiutato circa 5mila agricoltori africani ad ottenere la certificazione e conformarsi agli altri requisiti richiesti grazie a progetti in Burkina Faso, Camerun, Ghana, Senegal e Sierra Leone.
Le proiezioni indicano che nei paesi sviluppati, nei prossimi tre anni, il mercato dei prodotti biologici e del commercio equo e solidale aumentera’ tra il 5 ed il 10 per cento, aprendo nuove opportunita’ per i piccoli contadini dei paesi poveri, si legge in una nota dell’agenzia Onu che a sede a Roma. Gli ostacoli pero’ non sono pochi, soprattutto per la difficolta’ che questi agricoltori incontrano per ottemperare alle esigenti norme alimentari richieste dai paesi sviluppati e per ottenere la certificazione necessaria.
Non solo, ma per entrare nel mercato del biologico i contadini devono prima passare un periodo di conversione dall’agricoltura convenzionale all’agricoltura biologica, durante il quale devono affrontare costi piu’ elevati per riuscire ad applicare le nuove tecniche biologiche, senza pero’ poterne ancora cogliere i benefici derivanti dai prezzi piu’ alti associati di solito all’etichettatura di biologico.
I progetti della FAO hanno aiutato gruppi di contadini e di piccoli esportatori a superare queste difficolta’ ed a migliorare le proprie capacita’ tecniche e la qualita’ dei prodotti riuscendo cosi’ ad ottenere la certificazione di biologico e commercio equo e solidale e profittare di mercati altamente remunerativi.
“Alcune associazioni di contadini non erano mai riusciti, prima d’ora, ad esportare i propri prodotti, nella migliore delle ipotesi li avevano messi sul mercato locale a prezzi molto bassi. La maggior parte di essi non possedeva capacita’ istituzionale, abilita’ tecnica e risorse finanziarie – ha spiegato l’economista della FAO Pascal Liu – Adesso la maggior parte di queste associazioni hanno uno status legale, si riuniscono regolarmente, mantengono registri e sono costituiti da veri e propri membri associati con quote d’iscrizione”, aggiunge Liu.
E cosi’ ora le associazioni contadine sono adesso nella condizione di elaborare e negoziare contratti con gli esportatori. “Alcuni esportatori di ananas del Ghana e del Camerun riescono ancora, nonostante la crisi economica, ad incrementare le proprie esportazioni – ha sottolineanto Cora Dankers, che coordina i progetti della FAO in questi paesi – Un gruppo di contadini in Camerun, per esempio, non solo e’ riuscito a trovare compratori per le proprie ananas, ma grazie all’analisi dei costi che abbiamo condotto insieme ad essi, sono adesso in grado di negoziare migliori condizioni con i loro compratori convenzionali”. I guadagni ottenuti dalla vendita di prodotti certificati sono stati usati principalmente per comprare cibo e vestiario, e per pagare tasse scolastiche e spese mediche. Sono dunque riusciti a migliorare le generali condizioni di vita e la sicurezza alimentare.
Fonte Adnkronos




