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Crollano le donazioni e i donatori di sangue a Bologna

Redazione 15 aprile 2010 Commenti disabilitati Trackback URL

Bologna, 15 Apr. – Il Centro regionale sangue dell’Emilia-Romagna ha previsto un’aumento dell’1,5% delle richieste di unità di sangue. E questo rischia di essere un bel problema per la realtà bolognese dove stanno crollando donatori e donazioni.

I numeri parlano chiaro: nel 2009 l’Avis ha registrato 192 donazioni in meno (da 57.788 a 57.596) e un calo di 483 volontari. Le cifre dell’Advs, l’altra associazione attiva a Bologna, non sono migliori: 680 donazioni in meno l’anno scorso rispetto al 2008 (da 15.718 a 15.038), mentre i nuovi donatori sono passati da 713 a 660. E tra “le notizie che ci turbano un po’”, Luciano Zanoli, presidente dell’Advs, sull’ultimo numero di “Qualcosa di importante” (la rivista dell’associazione) mette anche queste: 595 donatori l’anno scorso non si sono proprio presentati al Centro trasfusionale del Sant’Orsola, 1.830 hanno fatto una sola donazione e 1.200 sono stati depennati dagli elenchi per aver oltrepassato il limite dei due anni dall’ultima donazione.

Dario Bresciani, presidente dell’Avis, ammette che la situazione non lascia tranquilli: il calo continua, “nei primi quattro mesi di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2009, il bilancio della raccolta è negativo per almeno 400 unità di sangue. Purtroppo c’è un grosso calo di donatori”. E questo preoccupa rispetto all’aumento del fabbisogno di sangue stimato a livello nazionale e poi riparametrato a livello regionale nell’incremento dell’1,5%. Stando così le cose, “all’Avis di Bologna viene chiesto un quantitativo di sangue- dice Bresciani- che è difficile pensare di poter raggiungere”. Tanto che all’Avis in questi giorni stanno pensando al modo di lanciare un appello alla città per trovare nuovi donatori. E dire che questa situazione arriva proprio all’indomani dell’inaugurazione del sogno dell’associazione: la nuova Casa del donatore Avis.

L’Advs esorta i suoi volontari a fare “almeno due donazioni” nel 2010: essere “volontari vuol dire che andiamo a donare, non che stiamo a casa. Il numero dei nuovi donatori è sempre molto alto- scrive Zanoli nel suo articolo- significa forse che i giovani donatori raccolgono il messaggio di avvicinarsi alla donazione e noi che lo siamo già ci tiriamo indietro?”. Con due passaggi al Centro trasfusionale all’anno, l’Advs stima di poter dotare il S.Orsola di 2.450 donazioni in più, “sacche di sangue sempre più preziose per l’allungarsi del numero di patologie per le quali diviene indispensabile la trasfusione”. Zanoli ricorda anche che “la Regione Emilia-Romagna lancia un pressante appello: la raccolta di sangue, nelle sue varie forme, nel 2009, ha superato di appena 2.000 quella del 2008, vale a dire in pratica che siamo al pareggio, basta una ‘zanzara’ in più o un virus che approdi nelle nostre terre che non abbiamo sangue a sufficienza, noi che eravamo degli ‘esportatori’ per tutto il territorio nazionale”.

All’Avis, dice Bresciani, “probabilmente ci eravamo illusi che la nuova sede potesse migliorare l’andamento delle donazioni: il ‘servizio’ al donatore è sicuramente più confortevole nell’accoglienza e nella sicurezza, ma purtroppo i tempi di attesa sono rimasti gli stessi di prima”. C’è stata anche qualche difficoltà con il parcheggio. L’Avis è al lavoro per correggere ciò che non va. E per attirare nuovi donatori: con anche concorsi di bellezza o musicali, o trasformando (come succede in questo mese) la Casa del donatore in una sala cinematografica. Ma resta il nodo dei donatori. E non basta a giustificarlo il calo della popolazione: 9.651 maggiorenni in meno nel 2009.

“C’è una diminuzione di donatori nella provincia e in città in particolare: dobbiamo fare qualcosa rispetto a questo, dobbiamo e vogliamo rendere pubblica questa situazione”, afferma Bresciani. “Un problema sangue- continua- qui non c’è, ma non vorrei che, avanti di questo passo, si creasse prima o poi. Io credo che ci sia un problema culturale, questo tema pare poco sentito dai giovani, forse c’è poca solidarietà… Dobbiamo sensibilizzare su questo”.

Fatto sta che presto l’Avis si rivolgerà alla città, per ricordare, spiega Bresciani, “che basta essere in buona salute, pesare almeno 50 chili, avere dai 18 ai 60 anni, e si può donare, impiegando poco più di un’ora del proprio tempo, e con il vantaggio di stare controllati”. Appello anche dall’Advs. Zanoli manda a dire ai soci: “Possiamo anche ‘scusarci’ a causa delle varie influenze, dei virus che vengono da lontano e che qui da noi alloggiano molto bene” ma “siamo sinceri: è bene che ci diamo una mossa. Invito tutti a trovare un donatore nuovo: lo so che è fatica, che molti hanno ‘paura’ tranne poi il fatto che se hanno bisogno di sangue tutte queste paure scompaiono”.

Fonte Dire.it

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